DANIELE
VERZETTI IL ROCK POETA
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LA TERRAZZA |
"La Terrazza" si
caratterizza per l'uso di un linguaggio poetico
innovativo e diretto, privo di vuote e sterili sovrastrutture,
nonchè
per il trattare tematiche di forte attualità accanto ad
emozioni e
paure proprie dell'Autore ma anche di ciascuno di noi.
Per leggerne alcune: Le Sedie del Disonore Il Solito Refrain La Terrazza L'odore acre della libertà |
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Prospettiva editrice
via Terme di Traiano 25 Civitavecchia Collana I Fiori 37 Prima edizione Anno 2005 ISBN 88 - 7418 - 302 -X |
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un posto a tavola...
Quando
si finge pietà per i morti
e
non si rispetta il diritto al dolore
di
chi resta.
Il
Dolore della Gente,
l'unica
Verità.
Il
Coraggio
come
lavoro
L’ha freddata.
Ilaria,
una giornalista
uccisa dallo Stato.
Corpi innocenti
dimenticati
dal tempo.
Libertà
calpestata
dall'indifferenza
umiliata dalla
ferocia
di una lama.
Migrazioni
forzate
Lotte
fratricide tra fazioni
di culture
diverse
ma della
stessa razza.
Follia
collettiva
Carri armati
nelle Piazze
Studenti che
chiedono libertà
ed apprendono
la dura
lezione della repressione.
Finta
libertà
consumismo
delle menti
differenti
correnti di pensiero
sgomitano
per trovare
spazio
faticosamente
fra Costanzi
Show
ed aitanti
Soubrettes
fra
insabbiamenti
ed intrighi di
potere.
Europa ed
America
un'unica BUGIA.
Fanatismo
religioso
violenza
sfruttamento
anime
soggiogate
menti
manipolate,
condizionate
fin dalla prima
infanzia,
donne lapidate
minoranze
schiacciate.
Povertà
e freddo
un Governo
pronto a tutto
disposto ad
essere
impotente di
fronte agli eventi
Sembrano
Secoli di
Storia,
é
semplicemente
una giornata
qualunque
osservata
affacciati su
una terrazza
con vista sul mondo.
Sento
l'odore
un
odore acre,
ci
dicono di lavarci
ci
vogliono puliti.
sembra
essere il loro
chiodo fisso
Puliti,
ma
io continuo a sentire
quell'odore
e
viene da laggiù
ed
é sempre più forte.
E
vedo volti impauriti
e
quella strana nebbia
che
proviene
da
quegli impianti,
Impianti
di Pulizia.
Strane
Docce
sono
quelle
Docce
da cui
non
fai più ritorno
E
sento l'odore della fatica
e
colgo le paure
nei
nostri occhi.
Noi,
una
faccia
un
numero.
Milioni
di Anime senza
volto
e
solo un numero per
ricordarle.
Tanti
numeri per non
dimenticare
Tanti
numeri con un Nome da
affiancare.
E
vedo il legno lurido
delle
nostre Baracche sporche,
e
Noi
senza
più fiato per parlare,
abbiamo
paura
anche
soltanto a pensare.
Ed
il nostro respiro
flebile
come le nostre speranze.
E
mi guardo intorno
e
penso a mia moglie,
a
quando ci separarono;
anche
lei colpevole
come
me
di
essere ebrea.
Il
dolore é forte
come
la paura
e
penoso
come
certi ricordi.
Ed
io la chiamavo forte
<<Rachele,
Rachele!>>
Ci
strapparono
l'uno
dalle braccia
dell'altra
e
ci scipparono nostra figlia.
Uccisero
i nostri genitori,
<<troppo
vecchi!>>
non
servivano più.
E'
l'alba di un nuovo giorno;
Che
strano sapore ha l'alba
qui
ad Auschwitz,
sono
brevi ma intensi momenti di vita.
E'
solo un istante,
poi
l'oscurità torna a regnare sovrana.
Non
c'é mai veramente il sole
in
questo posto.
<<Puliti
- ci dicono
- vi vogliamo pulire!>>
Ed
il mio cervello
che
vorrebbe smettere di pensare
capire
ed
avvertire la realtà.
Dio,
come lo vorrei!
Lo
vorrei
per
non dover vedere
e
per non udire più le grida disperate di orrore
e
le lacrime di paura.
Bestie
da soma
ammassate
dentro un convoglio
e
poi in una fetida "stalla".
Ed
il loro odio
come
unico nostro "nutrimento".
Tentativi
di fuga
soffocati
nel sangue.
La
morte
preferita
alla sofferenza.
Ed
io che,
invece,
voglio
provare a vivere
e
voglio fortemente credere
che
un
giorno
rivedrò
mia moglie e riabbraccerò mia figlia.
Uscirò
da questo incubo
Mi
sveglierò un giorno
e
tutto questo sarà finito.
E
tengo duro
non
mi arrendo
ma
ogni giorno che passa
é
un tormento sempre maggiore.
Nuovi
arrivi
sostituiscono
chi
si smarrisce per strada
e
non ritrova più
la
via per le baracche.
Ho
paura.
Paura
di morire
Paura
di soffrire
Paura
di sopravvivere,
ma
solo.
Solo,
Senza
la mia famiglia.
Quando
faccio
questi
pensieri
la
mia mente urla.
Vorrei
morire
Vorrei
essere sparato
o
anche solo addormentarmi
e
non svegliarmi più.
<<Pulizia,
forza, Tu,
Tu e tutti Voi di questo gruppo seguiteci!>>
Ed
io
escluso
per una sola unità
non
so se gioire
o
piangere.
L'istinto
di sopravvivenza
mi
scioglie in un pianto liberatorio
ma
la mia mente
apre
in me
una
voragine,
un
profondo senso di colpa.
Ed
ancora
sento
quell'odore
sempre
lo stesso.
Ma
questa volta
qualcosa
cambia.
Le
mie emozioni
sono
differenti.
Odore
acre
odore
di disperazione e
di
morte.
Ma
oggi
so
che
é IL NOSTRO ODORE.
L'Odore
dei giusti
e
degli innocenti.
La
nostra morte
per
la libertà futura.
Odore
acre
odore
di martirio.
Ed
ora so
che
vivere
o
morire
poco
importa.
Perché
Noi
Siamo
Ed
a chi sopravviverà
chiedo
solo una cosa:
Non
dimenticatevi
MAI
di
quell'odore.
Un
Odore
che
rappresenta la dignità
e
la sofferenza di un Popolo.
<<Pulizia,
vogliamo
fare Pulizia!>>
Siamo
in Serbia
molti
anni dopo.
E
Perché
l'uomo
non
impara mai la lezione
della Storia.
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